Cotone
Fibra naturale versatile con grande impronta ecologica
Lo sapevi che …
… una borsa di cotone deve essere riutilizzata almeno 131 volte per essere più ecologica di una comune busta di plastica monouso?
… il 7 ottobre di ogni anno si celebra il World Cotton Day (Giornata Mondiale del Cotone)?
Informazioni generali
Il termine cotone si riferisce principalmente alla fibra fine e morbida che si sviluppa nella capsula del seme della pianta del cotone. Dal punto di vista botanico, il cotone (Gossypium) appartiene alla famiglia delle Malvaceae. Esistono quattro specie di cotone domesticate che rivestono un ruolo nell’agricoltura industriale: Gossypium hirsutum, G. barbadense, G. herbaceum e G. arboreum.
I prodotti in cotone ormai fanno parte della vita quotidiana: la fibra di cotone è, infatti, la più utilizzata nei tessuti e genera un giro d’affari di oltre 600 miliardi di dollari all’anno nell’industria tessile. In molti Paesi del Sud del Globo, il cotone è una delle colture agricole più importanti. Per questo motivo questa preziosa cash crop viene chiamata in alcuni Stati anche “oro bianco”.
Aree di coltivazione
La pianta del cotone necessita di molta luce solare e tra 600 e 1200 mm di precipitazioni annue, motivo per cui viene coltivata principalmente nelle regioni tropicali e subtropicali. Più di 100 Paesi producono cotone, per un totale di circa 25 milioni di tonnellate all’anno, pari a un valore di circa 12 miliardi di dollari. Quasi due terzi della produzione mondiale proviene dall’Asia e circa un quarto dal continente americano.
La cartina geografica mostra gli stati con una produzione di cotone superiore a centomila tonnellate nell’anno 2022 (World Population Review).
Tra i primi 10 produttori di cotone tra il 2019 e il 2022, secondo la FAO, figurano India, Cina, Stati Uniti, Brasile, Pakistan, Uzbekistan, Turchia, Grecia, Australia e Argentina.
Anche in numerosi Paesi africani come Mali, Benin, Burkina Faso, Tanzania, Camerun, Sudan o Costa d’Avorio si coltiva cotone, sebbene in quantità minori, tanto che l’Africa rappresenta solo circa il 7% della produzione globale. In Europa la quota è del 2% circa.
Coltivanzione e raccolta
La pianta del cotone è una pianta perenne di origine tropicale e subtropicale, ma viene coltivata principalmente come pianta annuale coltivata a livello industriale in monocoltura e in condizioni climatiche e chimiche del suolo diverse. Il cotone è sensibile agli influssi ambientali. Il cambiamento climatico influisce su fattori di stress abiotico come siccità, salinità del suolo o ristagni idrici, potendo compromettere la crescita della pianta e la qualità del raccolto. Inoltre, il cotone è soggetto a un alto rischio di infestazioni da parassiti e malattie. La coltivazione di questa pianta complessa richiede quindi grandi quantità di pesticidi e fertilizzanti e, nelle regioni meno piovose, anche irrigazione artificiale aggiuntiva.
La raccolta può avvenire a mano, metodo molto laborioso ma che garantisce una qualità superiore, oppure con macchine raccoglitrici nelle grandi piantagioni. Per facilitare la raccolta meccanica, talvolta si usano defoglianti chimici.
Anche nella lavorazione successiva del cotone si utilizzano generalmente molta acqua, energia e sostanze chimiche, peggiorando il bilancio ecologico dei prodotti. Nella coltivazione convenzionale si ricorre spesso a sviluppi biotecnologici come il cotone transgenico, che produce la endotossica del batterio Bacillus thuringiensis. In questo modo, le piante sono resistenti agli insetti soprattutto nelle prime fasi di crescita, riducendo il bisogno di insetticidi e aumentando la resa. Tuttavia, questi effetti positivi spesso durano poco e il “cotone Bt” comporta anche nuovi problemi.
Nella coltivazione biologica, invece, sono vietate le piante geneticamente modificate e i pesticidi chimico-sintetici, per cui il cotone biologico presenta un impatto ambientale notevolmente inferiore almeno nella fase di coltivazione.
Prodotti
La fibra di cotone è la fibra naturale più usata al mondo, la maggior parte della quale è destinata all’industria tessile. I prodotti primari ricavati dalla pianta sono i semi, l’olio, i fusti e le fibre. Tuttavia, il vero valore si trova nella lavorazione successiva, nei cosiddetti prodotti secondari, come l’olio di semi di cotone, i mangimi per animali, prodotti medici come bende e materie prime per l’industria tessile.
Oltre ai tessili per la casa, come biancheria da letto e tende, e ai tessili industriali, il 70% delle fibre di cotone viene trasformato in abbigliamento. I prodotti finali possono assumere forme molto diverse: dalle t-shirt ai jeans fino all’intimo modellante. I tessuti di cotone sono più diffusi nell’abbigliamento maschile e per ragazzi che in quello femminile.
I motivi della popolarità del cotone sono molti. Rispetto ad altri tessuti naturali come la seta, è molto economico. Inoltre, il cotone è comodo, traspirante e assorbe l’umidità. Un altro grande vantaggio è che è ipoallergenico e non tossico, motivo per cui viene spesso usato nella biancheria intima per prevenire infezioni.
Certificazioni
Esistono diverse certificazioni che aiutano i consumatori attenti alla sostenibilità nella scelta dei prodotti in cotone. Attualmente, lo standard con i requisiti più elevati sia dal punto di vista ecologico che sociale è il Naturtextil IVN-zertifiziert best. L’intera filiera produttiva viene tenuta sotto stretta osservazione da istituti di controllo indipendenti e appositamente accreditati. Di riferimento sono i Global Organic Textile Standards (GOTS), che offrono uno standard internazionale per la compatibilità ambientale e sociale. Un’altra certificazione è il Fairtrade Cotton, che promuove una produzione rispettosa dell’ambiente, stabilisce criteri per la lavorazione, garantisce migliori condizioni di lavoro, organizzazione democratica, prezzi minimi stabili, un premio Fairtrade aggiuntivo e il divieto di lavoro minorile.
Se queste certificazioni non sono immediatamente riconoscibili durante l’acquisto, ci si può orientare anche grazie alla Fair Wear Foundation. Questa collabora direttamente con 115 marchi e i loro fornitori, permettendo ai consumatori di orientarsi ai nomi dei marchi stessi. Tutti i fornitori devono rispettare standard sociali ben definiti. Il lavoro della Fair Wear Foundation va oltre il semplice controllo degli standard, però, è importante evidenziare che l’impatto ambientale non viene esaminato esplicitamente.
Altre certificazioni degne di nota sono Cotton Made in Africa, Better Cotton Initative, OEKO-TEX made in green, der Grüne Knopf ecc.
Sostenibilità
Sebbene il cotone sia una fibra naturale, non è affatto ecologico. L’uso di fertilizzanti, pesticidi, ingegneria genetica e il consumo d’acqua sono estremamente elevati. A livello mondiale, la coltivazione del cotone è responsabile del 3% del consumo idrico agricolo e del 5,2% delle vendite di pesticidi. Le cause dell’eccessivo consumo d’acqua sono, tra l’altro, la monocoltura, la scelta errata dei siti e sistemi di irrigazione inefficienti. Chi acquista cotone biologico può essere certo che non viene utilizzata ingegneria genetica, che rappresenta un problema sia per la biodiversità sia per gli agricoltori.
Alla produzione delle materie prime si aggiungono i problemi della lavorazione industriale, dell’uso da parte dei consumatori e dello smaltimento. Possibili soluzioni per ridurre l’impatto negativo del cotone sono, ad esempio, migliorare l’efficienza idrica, il riciclo innovativo e, per quanto possa sembrare semplice, lavare meno spesso i prodotti in cotone.